domenica 18 dicembre 2016

La fine della farsa

È la fine della farsa
l'autunno della virtù
sensibilità e delicatezza
croste ormai inutili
si staccano inseguite
da residui di gentilezza.

Credevi di poter ancora
ostentare bugie
e vederle trionfare
su ingenua fiducia
e cieca ammirazione
per preservarle ancora
a difesa del tuo maniero.

Ormai è palese, però,
che la tua pelle è più soda
delle cinte che hai eretto
cemento e acciaio per tenermi a bada
languori e arrendevolezze per chi vuoi tu
che t'abbia in pugno
e a cui non menti
a cui non mostri i denti
a cui non rifiuti le tue stanze.

Ma ora non ti vedo più
e senza esser cieco lascio
che le menzogne tue evaporino
al mio sole

o prendano fuoco al tuo.

© G.M. Schmitt

Pensavi di darmela a bere

Pensavi di darmela a bere
e ho bevuto, sì,
ma non il tuo fiele.

Le tue bugie sono come
quei frammenti di ghiaccio
che complicano i rivoli
che si fan strada
giù dal ghiacciaio.

Sono nato mentre Trane
registrava “Ascension”,
quindi non sono più un ragazzo
sebbene debba ancora crescere
e raccogliere le ultime note.

Però intanto, va da sé,
qualche verità l'ho conosciuta
e so persino distinguere

tra menzogna e sentimento.

© G.M. Schmitt

venerdì 30 settembre 2016

Come un sasso

Non darmi i tuoi pensieri fugaci od ormai assenti
Dammi i tuoi appunti che fatichi a decifrare
I frammenti che ricordi, le immagini che indugiano.
Sarai quel che sei ora,
non una rapina,
non un'imposizione.
Sarai per me
quel che nei libri non c'è ancora
e negli amplessi non trova spazio,
che dicerie non conosce né passaparola.

Ma è come un sasso
prima che sia uno
con il fondale.


© G.M. Schmitt

lunedì 26 settembre 2016

Una mano lunga otto mesi

per Daniel Ahenger, morto in culla

Da oggi il silenzio
ha una nota in più
o una in meno, dipende
da come ti poni all'ascolto.

Però io riesco a vederti
in quella mano lunga otto mesi

che ancora ti porterà nel palmo
e fino a un gran giorno ti custodirà.
Ti cullerà, ti nutrirà, avrà cura di te

e alla bisogna ti farà il solletico,
perché mai nulla li privi
di un tuo sorriso.


© G.M. Schmitt

martedì 6 settembre 2016

Sgranavamo piselli insieme

Forse non questa
ma un'altra distanza
ci avrebbe risparmiato
tagli e ferite di catene
scambiate per ghirlande.

Forse non questa
ma un'altra distanza
avrebbe allontanato
con più efficacia
la nostalgia dei gemiti.

Forse non questa
ma un'altra distanza
ci avrebbe visto costruttori
alacri di ponti
verso rive discoste.

Forse non questa
ma un'altra distanza
avrebbe eluso la memoria
di luce irreplicabile
su volti altrui.

E invece abbiamo
pelato patate
affettato zucchine
setacciato origano
triturato prezzemolo
pestato cumino
sgranato piselli
atteso che fosse pronto

insieme,
specchi un po' narcisi
in un concerto di sguardi.


© G.M. Schmitt

domenica 21 agosto 2016

E cerco di non pensarci più

Si vocifera che tu abbia scelto
di rivolgerti a un estraneo
e che da lui tu abbia accettato un dono.

Sono soltanto voci, mi dico,
e cerco di non darvi peso.

Capita però ch'io mi agiti in mezzo alla notte
con le lenzuola madide di sudore anche se è fresco
e cerco un pensiero e quello che trovo sei tu.

Sono soltanto sogni, mi dico,
e cerco di non darvi peso.

Questa sera però ho cercato di immaginare
che parole abbia usato lo straniero
e in quale dono sapeva celarsi il tuo incanto.

Non son che vane supposizioni, mi dico,
e cerco di non darvi peso.

Poi però mi inondi di messaggi
e sebbene ti sappia ubriaca ti do retta
e ti consoli finché non ti addormenti.

Senti soltanto il peso di una svolta, mi dico,
e cerco di non darvi peso.

Poi però anche io mi sveglio
ed è il primo giorno in cui non me lo chiedo,
non mi chiedo più chi sarà felice e chi no.

Sono soltanto ricordi ancestrali, mi dico
come quando dormendo
si ha la sensazione di cadere –,
e cerco di non pensarci più.


© G.M. Schmitt

Facciamola finita

Le mie orme sul vostro selciato non son belle?
Mi scuso, mi scuso, credevo non si notassero nemmeno!
Ve l'ho rovinato, financo distrutto?
Chiedo venia e mi prostro e trattengo le lacrime;
credevo davvero che fosse questa la mia strada.
Non potevo sapere, non colpitemi, oppure sì
e facciamola finita.

Quando ho imparato a camminare
non mi hanno dato una mappa o un itinerario
e men che meno mi hanno detto
di andare a scovare il mio tesoro.

Un tozzo di pane mi hanno dato
e mi hanno detto di iniziare a muovermi
per trovarne dell'altro e vivere.

E sapete quante volte ho pensato
che basterebbe non trovarne più
per non sporcar più il suolo altrui?

Ci ho pensato, sì, ma non pensano i miei piedi
e quelli si spostano, anche in fretta, a volte,
pur se son stanchi e questa volta
mi han portato qui.

Scelta sbagliata? Ma i piedi non pensano,
lasciano orme, anche se non vogliono.
E così, eccomi qui. Avrei un po' di fame,
ma avete ragione voi, sì, facciamola finita
e continuate a ingrassarvi voi.


© G.M. Schmitt