“Il suo viso era gioioso, come pervaso d’amore” (Ester 5, CEI)
A un certo punto ho smesso
di accumulare sogni
e ho voluto far la conta
di quelli realizzati.
Pochi – preziosi – ne ho trovati,
ma il mio tesoro onirico,
il mio maniero, la mia fortezza,
per quella montagna ormai è tardi.
Una pietra dopo l’altra s’è sgretolata.
Le mura, ogni muro, ogni parete,
ogni quadro appeso o pensato,
ogni elemento appena abbozzato,
tutto svanisce come
l’incubo al risveglio.
Ma quelli erano i miei gioielli
e quelli che ancora non ho perso
attendono consapevoli l’oblio.
Poi c’era l’amore, quello più grande,
quello che mi avrebbe aperto gli occhi.
Un tentativo, due, tre, quattro,
ma la vista è soltanto scemata.
Poi c’era, poi c’era, poi c’è
appena ancora l’attesa
di uno sguardo almeno.
© G.M. Schmitt
