Ci si aggrappa
alla vita
anche quando
pare niente
o forse poco, ma
ci pare preziosa
come bigiotteria
tra le mani di un bimbo
e non vogliamo che nessuno
ci privi del nostro tesoro.
Ci aggrappiamo a una vita
che scorre lungo
il suo corso
Ci si aggrappa
alla vita
anche quando
pare niente
o forse poco, ma
ci pare preziosa
come bigiotteria
tra le mani di un bimbo
e non vogliamo che nessuno
ci privi del nostro tesoro.
Ci aggrappiamo a una vita
che scorre lungo
il suo corso
Non mi interessa che cosa ne faranno,
non sono poi così curioso,
ma lui lo è,
così vivace, allegro e sentimentale
(finché può permetterselo)
e allora immagino che
Ha smesso di soffrire
Ma allora voi non volete smettere
Non era sposato e non aveva figli
Che fortuna, eh? Invidiosi?
Ha vissuto come ha voluto
Ma certo! Quante alternative? E che budget?
Qualche sogno l’ha coronato
Noi ce ne andiamo, ma i sogni restano!
E poi e poi e poi
Ma era stanco, stanco, spossato,
sgangherato, scassato, sconquassato
così giovane
da far pensare che fosse malato
e poi, per vostro incompetente e ipocrita stupore,
moribondo.
E morì.
© G.M. Schmitt
Lasciate in pace Ester
lasciate in pace il Cantico
lasciate che Dio sia
laico quando vuol esser laico
Dio quando vuol esser Dio.
forse un po’ meno
giudici di Rut.
A cui dovete la vita.
© Mattia Schmitt
Sappiamo già che accadrà
quando saremo
troppo stanchi per reagire.
Ma ci dimeneremo e urleremo
scalceremo e imprecheremo
senza per questo svegliarci
dal nostro torpore cieco.
Ci risveglieremo altrove
danzeremo altrove
brilleremo altrove.
E il lago non saprà restituire
perché gliel’ha rubato il fiume.
© Mattia Schmitt
Vorrei che fosse tardi
quando saprò riconoscere
una magnolia da altro.
Quando potrò lasciare
la casa tranquillo,
quando li saprò tutti
felici e liberi.
Quando l’acqua scorrerà pura
e così le menti,
quando ti saprò riconoscere.
© Mattia Schmitt
Nella morte accuditi
siamo al sicuro,
li sappiamo in pace,
ci sapremo sereni.
È il peccato il male vero,
si insinua e domina,
ghermisce o alletta,
spiana distese viscide,
distoglie da sé gli sguardi,
afferra alle spalle
e affonda.
La vita la usa
per distrarci e sviarci
e non basta una finestra
nella luce
– o un riflesso nella fine –
per dircene
salvi.
La morte non ha più dardo,
il peccato ha l’uncino.
© Mattia Schmitt
Ognuno fa piccole cose
per convincersi che sia anche sua
l’ennesima alba che piove
sul mondo di tutti.
Io faccio piccole cose
sapendo già di una rovina
del mio mondo e del tuo
e di chissà quanti altri.
Al molo attendono le navi
per prendere il largo o per accasarsi,
io non ho più direzione né senso
e m’abbraccio come camicia di forza.
Non ho puntato su niente
che non sia stato amore,
ma l’ho fatto male in bische clandestine
e m’han buttato fuori e anche pestato.
All’alba sono solito svegliarmi
senza fame e senza sete,
come fossi di fatto già morto,
ma con una gran voglia di caffè.
Tira tardi quanto vuoi,
tanto io son qui, non esco,
tanto ancora non ci conosciamo.
© Mattia Schmitt