domenica 9 novembre 2014

Forse, oltre

Svolgi la vita
in compartimenti stagni
e non vedi il male
nel dolore inferto
mentre guardavi altrove
mentre cercavi altrove
mentre trovavi altrove.

Ne faresti volentieri a meno,
ma non puoi impedirti
di guardare la strada,
quello no,
e prima o poi
la curva che non t'aspettavi
e forse, oltre,
una luce.

Nuova.

© G.M. Schmitt

venerdì 7 novembre 2014

Sarà nuovo

Il 31 dicembre
non faceva per me.
No, la fine non
faceva per me.
Ma tutto il resto
che v'è girato attorno
non era per me.
I tuoi jeans attillati e comodi,
non era per me.
I tuoi capelli lisci e lucenti,
non era per me.
I tuoi sorrisi smarriti nella mente,
non era per me.
I tuoi orgasmi accuratamente distanziati,
non era per me.
La tua allegria serena,
non era per me.
Il sogno che accompagnava le tue carezze,
non era per me.

Si è infranto.

Non cadere ora,
le mie braccia non hanno forza ora,
plana invece
e
adagiati,
il momento è passato,
stringimi
e
riposati.

Forse non
distoglierai lo sguardo,
forse lo
punterai ancora.

Ma che importa?

Ho le spalle umide
di un pianto
rivolto altrove
questa notte.
Ma c'è un risveglio
ogni mattino
e lacrime e rugiada
e il tuo viso
incomparabile
sono su me e in me.

Un sorriso nel segreto,
un sorriso per me.

Ti accarezzo un po',
ti va? Amore,
non sono la stampa.

Non sono un'idea.

non sono una pattumiera.

No.
Sono io, che credi?

Plana
e
adagiati.

Stringiamoci
(il mondo è angusto)
e se vuoi amiamoci.
Di stelle e segreti
son pieni i mondi
e il mio
ha gli occhi sbarrati
per lo stupore.

È un incanto
il cielo stanotte,

non credi?

© G.M. Schmitt

giovedì 6 novembre 2014

Chi sei tu?

Chi sei tu
il cui corpo
ho amato appassionatamente,
la cui anima
ho sondato incessantemente?

Chi sei tu
la cui bellezza
sfiora Dio?
Chi sei tu?

Non scioglierti, non scioglierti,
non scioglierti mai
come neve ghiacciata
che cola su un fiume
senza sorgente né foce.

Evapora, se vuoi,
ritocca il tuo cielo,
lasciami respirare
nella tua densa atmosfera.

Ma non scioglierti, non scioglierti,
non scioglierti mai
come neve ghiacciata.

Chi sei tu?
Vuoi essere una col sole?

Chi sei tu?
Non nuoti nell'acqua fredda.

Chi sei tu?
Cerchi tepore in acque termali,
ma quest'anno le terme

le han tenute chiuse.

© G.M. Schmitt

mercoledì 5 novembre 2014

Lo sono

Sono innamorato di te,
non c'è niente da fare.
Dopo secoli che ti ho amata,
che dico?
dopo millenni che ti ho sposata
in questo cielo
che non è solo nubi
sono innamorato di te
e mi batte il cuore
al solo accennarti
nei più remoti pensieri.

Sono innamorato di te
e forse non dovrei,
ma perché no?
eppure lo so.
La tua vita adesso
è meravigliosa, dici,
con un altro uomo.
La tua anima è innamorata, dici,
di un altro uomo.
La tua casa,
la tua apparenza,
il tuo vagare sono esposti
con un altro uomo, ora.

Ma che ci posso fare?
Ho provato, sai?
ad odiarti, sminuirti
biasimarti, accusarti,
deprecarti, umiliarti,
depennarti, eliminarti.
Ma niente,
ancora ti bramo
come la cerva brama l'acqua,
innamorato di te

sino all'ultimo mio respiro.

© G.M. Schmitt

lunedì 3 novembre 2014

Non dire nulla

Sshh...
non dire nulla
adesso.
Sveglieresti ricordi
che magari non vogliono
esser risvegliati.
E altri vogliamo
tenerli a bada,
vero?
Ci son memorie, però,
che son presenza
inevitabile.

Gino Paoli,
Anouar Brahem,
il gatto.

Accompagnano
e non ridono di noi,
semmai si commuovono.


Sei l'oggetto della mia ovazione
con l'oceano di cui ho memoria.

La bacheca è piena,
lo è già da un bel po'!
Difficile trovarvi uno spazio
dove appuntare
il tuo addio.
Ci vedo ancora
il tuo a presto,
ma non si scolla.
E il tuo
mi manchi,
ma nemmeno quello...
Puoi strappare però
fogli e fogliettini
che non hanno più ragion d'essere
e ritrovarti sotto la luce
delle stelle
non come quel che eri

ma come la signora
che attende il suo signore.

Muovi i tuoi passi,
dolci o eccitati,
verso una meta,
ma non riconosci qual è.

Ricordi ce ne servono pochi
adesso,
quelli che non si sono mai
addormentati.
Serve scuoterli?

Mi si accendono
le azzurre lampadine
al solo pensarti.

Ma non si ode nulla:
questo silenzio

è disumano.

© G.M. Schmitt

domenica 2 novembre 2014

L'ultima

1.
Questa potrebbe essere l'ultima,
ma non ci giurerei.
La tratterò, però, come se lo fosse.

Non so a quanti funerali sono stato,
a quanti matrimoni ho fatto da testimone
mentre la vita ti scorreva
davanti,
accanto
e dietro.

Chissà se l'amore non è ipotecabile,
come sostieni.
Quel che io so è che sa essere vero
e immenso e strepitoso.
L'ho scoperto davvero con te.

L'ultima pagina di un libro
mi ha spesso aperto mondi,
realtà e dimensioni
e chiuso il libro
mi sono sentito come
se non chiudessi niente.

È vero, suona strambo,
ma è così che le magie
e i miracoli quotidiani
accadono.

Per ritrovarmi accanto a te
in una Firenze da fidanzati
appena svegliata, eppure
ben conscia di noi.

L'impeto fu celestiale,
ma nemmeno quello ipotecabile;
infatti tirasti fuori il fazzoletto
e salutasti.

Nuovi lidi speravi,
più agiati e saldi
di questa mia fede,
che aborrivi nonostante
due prove viventi
d'un cosmo allegro e generoso.

Te ne andasti colma di sicurezza
e io,
io mi disperai.

2.
Poi ho voluto farti fuori.
Ho caricato la colt, sei colpi.
Ho cominciato da me.
Ho tolto cinque proiettili.
Mi son puntato l'arma alla tempia.
Niente.
Ti ho maledetta
e ci ho riprovato.
Niente.
Per sette dannate volte
mi sono imposto
la dannata roulette russa.
Ma niente.
Ti ho maledetta ancora.
Ho ricaricato
gli altri cinque proiettili
e ti ho sparato ancora
e ancora
e ancora,
ma tu non morivi.

3.
Poi ho sentito gli uccelli.
Ma non eri tu in cielo
e nemmeno io.
Troppo complicati i conti
da risolverli altrove.
Allora li misi da parte.

Sentii bussare alla porta,
deposi la colt
e accolsi.

Ridiventai l'uomo che avevi smontato.
C'era luce che entrava anche di notte
e non mi lasciava dormire
e c'era il terrore
che riposava sui miei pensieri
chetandoli.
Non c'eri tu, ma
la vita m'era lieve.

4.
Brindammo insieme
alla nostra disunione,
quando ancora credevi
qualcosa di me.

Ci ubriacammo quasi
e ci baciammo quasi
quando venisti timida
a reclamare ciò che credevi tuo.
Respinsi l'offerta, per correttezza,
ma subito dopo
gli uccelli smisero di cantare.

5.
Amore immenso,
infinito,
la gloria dell'uomo.
Gratitudine eterna.
E ricordi inassopibili.
La gioia perenne
della nostra esistenza.

Viaggiavamo allegri,
forse troppo,
noncuranti della velocità,
sbadati nelle curve,
ma che felicità!

Tornasti a stringermi la mano
mentre guidavi.
Beltà su beltà
assurta a beltà ineffabile.

6.
La morte del progetto,
l'agonia dell'idea,
lo schiumare di un amore
offeso, vano, spento a forza, soffocato?
Riemergerà dagli abissi
come leviatano.

7.
Poi mi sei calata in grembo ancora,
lieve,
ma mi hai invaso l'anima
di miele e stupore.

8.
Ma quando hai voluto cambiare
ti è bastato spingermi
piano e son caduto.

Sto ancora precipitando
e sperando
di imparare le ali
prima

dell'impatto finale.

© G.M. Schmitt

sabato 1 novembre 2014

La trappola

La sento ancora
zoppicare.
Sarà stata
presa in una
trappola
quando non ne
ho più udito i passi.
Ma ora la sento
zoppicare
e avanzare.
Qualcuno poi
l'avrà liberata
la sua piccola
zampa offesa?

Adesso però procede
e sempre più lesta
e sempre meno
zoppicante.
E se qualcuno
le ha porto
una mano,
perché non l'ha curata?

Ma pian piano
accelera
seppur zoppicante.
O si è liberata
da sola
facendosi ancor
più male?

Mi volto,
voglio sincerarmene,
mi salta in braccio.


Non zoppica più.

© G.M. Schmitt