domenica 10 giugno 2012

Futile

C'era una gran disoccupazione.
Si mangiava quel che c'era.
Una crosta, un resto, la buccia d'un limone.

Ma eravamo sazi,
di parole, d'anima, di cuore
e non ci dispiaceva d'esserci
saziati così,
insieme.

Eravamo disoccupati.
Non lo rimpiangeremo.

© G.M. Schmitt
da "Il fiore che non ti ho comprato", Edizioni Ulivo

domenica 3 giugno 2012

Graffito #8

"E tanti saluti",
disse il cervo al gatto.
Il cervo va, si perde e si dispera.
Ma se il gatto si perde, ne gioisce:
sa riscoprire.

© G.M. Schmitt

venerdì 1 giugno 2012

Scenderò le scale piano

Scenderò le scale piano,
cercando di non far rumore.
Non so per quanto ancora
tu indugerai lassù.
Io,
giunto all'ultimo scalino,
ti attenderò ancora un po'.
Allora ti sarai forse svegliata
e avrai voglia di salutarmi,
magari anche con un abbraccio
e un bacio,
oppure no.

Ma scenderò le scale piano,
tendendo l'orecchio.

Pronto a risalirle.

© 2012 G.M. Schmitt

domenica 27 maggio 2012

Improvvisazione #11

Voleva che scendessi
e ho iniziato a planare,
ma poi
ho voluto
riprendere a volare.

Un volo stanco,
lo so,
a rischio di precipizio.

Ma vuoi mettere
l'ebbrezza del volo –

– mentre lei
ha preferito restare
incatenata a terra?

© 2012 G.M. Schmitt

Improvvisazione #10

Se anche non ci sarò,
pensami accanto a te
per un minuto o due.

Sarà sufficiente,
credo,
per ricreare mondi.

© 2012 G.M. Schmitt

giovedì 17 maggio 2012

Interludio #16

Dai sospiri

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

Dylan Thomas


martedì 15 maggio 2012

Improvvisazione #9

Come un aldilà posticcio,
questa mia tregua imposta.
Non promette pace eterna
e non fa dimenticare:
con i suoi abusati orpelli
riesce solo a respingermi aldiquà.

Non ancora
un'eternità di lamenti,

ma la pedana del tuffatore:
spruzzi d'acqua viva
sul tuo vestito
della festa.

© 2012 G.M. Schmitt