lunedì 14 luglio 2014

Se un cuore potesse

Se un cuore potesse
stringere sé stesso
stringerei il mio cuore
adesso
al petto del suo petto
e non farmi, gli direi,
tristezza, ma procuriamoci
una forbice e tagliamo,
tagliamo tutti questi fili
che ci ingombrano i battiti,
un t'amo di là, un t'odio di qua
e nel frammezzo un fosse stato
e un fosse mai stato e un forse sarà
e uno speriamo che non sarà mai.
Procuriamoci una lima
e limiamo lo spuntone
che potrebbe offenderci l'arteria,
lo scalino che ci impedisce di salire.

Ma mi fai ancor tristezza,
cuore mio amato
ed il sonno non basta
a farci ritrovare il giusto ritmo:
sia allora d'un cuore puro
il silenzio di un'attesa quieta

la nostra benedizione.

© 2014 G.M. Schmitt

sabato 12 luglio 2014

Domani

Se non sarò io a cingerti
ancora
lo farà il vento.

E io me ne starò quieto
ancora.
Sfiorato dalla brezza.

© 2014 G.M. Schmitt

venerdì 27 giugno 2014

L'onda

Ancora non si aspetta
l’onda
che qualcuno se ne occupi.

Mi sbatte contro,
lascia il mare,
non lo tradisce.

L’onda,
si abbatte,
colpisce.

L’onda
si ritira lenta,
soddisfatta.

L’onda
si ritira soddisfatta,

lenta.

© G.M. Schmitt
da "Il fiore che non ti ho comprato", Edizioni Ulivo

sabato 7 giugno 2014

So Many Roads #9

Ho il privilegio di pubblicare qui questa piccola meraviglia con cui Arianna Scuderi, diciassettenne, ha vinto il secondo premio "Sezione giovani" a questo concorso letterario.


Presente al passato

Cercavo l'abbraccio tra gli sguardi
avida ricerca sfuggevole
e sfuggivo anche io.
Leggevo lo sguardo degli sguardi
comune
e cambiavo io.
Volevo uno sguardo per me
quarto desiderio
e lo respingevo.
Silenzio

Che avevo sempre in mente il vento
abbraccio uragano
e aprire le braccia che regge lui
che soffia sulla pelle
polvere e foglie.
Dalle altalene che salendo entra negli occhi
e quando scendi risucchia.
Inappropriato caldo o freddo vento sbuffato piomba dal nulla.
Il mio vento per stanchezza o per un grido,
per una risata o per noi.
Sottratto ad altro vento da artigli tesi
abbandona ancora
erano i miei.
Mangiavo il vento
Mi proteggevo
Ostacolavo il vento
Mi lasciavo avvolgere.

Gelare di caldo
a stento resto in piedi.

Vorrei un amico adesso,
ma senza fretta.


© 2014 Arianna Scuderi




giovedì 29 maggio 2014

Lieve

Non t'avessi amata
più d'una dea
(ma anche in te amo Lui),
non t'avessi adorata
più della brezza
ch'asciuga le lacrime
al tiepido sole.

Non t'avessi innalzata
oltre le cime più eccelse
per riscaldarmi l'anima
coi riverberi della tua.

Non t'avessi incastonata
in un cuore vuoto per accoglierti
e pieno per avvolgerti
con suoni e parole e presenza.

Non t'avessi stimata
oltre la fede che passa,
oltre la speranza che scema,
per sempre averci e oltre

lieve non sarei per te.

Se il mio mondo
non avessi ceduto
per crearne uno nuovo
con te.

Non mi fossi arreso
consapevole di non essere
se tu non mi crei.

Non mi fossi pentito
con piume e cenere e blues
d'aver prestato ad altre
quel che a te sola appartiene.

Non avessi ceduto al confronto,
mai allo sconforto e all'incertezza,
allo scoramento e alla disillusione
per perdere orme tue preziose.

Non avessi saputo
che vano è ogni vagare
lontano dalla strada segnata
dai tuoi passi gentili
che neve non osa celare.


Lieve.

martedì 29 aprile 2014

Interludio #24

Sonetto XXXIX
William Shakespeare

Come posso cantare equamente i tuoi meriti
se tu sei tutto il meglio di me stesso?
A cosa può servirmi la lode del mio io?
E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?
Anche per questo dobbiamo vivere divisi
e lasciar che il nostro amore perda la sua unità,
affinché con questa separazione io possa dare
quanto a te dovuto e che tu solo meriti.
O lontananza, quale tormento tu saresti,
se l'amaro ozio non m'accordasse la dolce libertà
di occupare il tempo in pensieri d'amore,
che dolcemente inganna sia tempo che pensieri,
e se non m'insegnassi come divider uno in due
lodando la presenza di chi in realtà è lontano.

O, how thy worth with manners may I sing,
When thou art all the better part of me?
What can mine own praise to mine own self bring?
And what is 't but mine own when I praise thee?
Even for this let us divided live,
And our dear love lose name of single one,
That by this separation I may give
That due to thee which thou deservest alone.
O absence, what a torment wouldst thou prove,
Were it not thy sour leisure gave sweet leave
To entertain the time with thoughts of love,
Which time and thoughts so sweetly doth deceive,
And that thou teachest how to make one twain,
By praising him here who doth hence remain!

martedì 11 marzo 2014

Medea

Medea si accese una sigaretta,
poi l'appoggiò sul posacenere,
si accostò le dita alle narici
e inalò odore di soffocamento.

Medea chiuse la stanza a doppia mandata,
scagliò la chiave nel pozzo luce,
andò a riprendere la sigaretta
e inalò fumo denso di catrame.

Medea scostò una sedia dal tavolo,
vi si lasciò cadere sopra,
portò alle labbra il bicchiere di rosso
e inalò frutti di bosco e ciliege.

Medea si strinse nelle spalle,
fissò assorta il quadro alla parete
d'una bimba accoccolata in mezzo a un prato
e inalò un bouquet di calendule e viole.

Medea si alzò e andò alla finestra,
percorse con gli occhi il pozzo luce,
vide solo biancheria stesa e gatti pigri,
inalò candore di lenzuola pulite.

Medea corse alla porta della stanza chiusa,
le diede calci e pugni fino a sfondarla,
raggiunse i lettini e si chinò sui piccoli
inalando profumo di latte e di talco.

Medea li baciò e li strinse a sé,
uno per volta per lo stesso tempo,
poi alzò lo sguardo e lo sguardo vagò
e inalò afrore di chi non c'è più.

Medea barcollò fino in camera da letto,
sottrasse alla cornice la foto di Giasone
e la lacerò in mille pezzi e più
inalando odore di acidi e carta.

Medea si accasciò sul letto coniugale,
vomitò il vino, vomitò la bile,
odiò il marito più di sé stessa
e dormì inalando abbandono e morte.

Medea si svegliò meravigliandosene,
si vestì in fretta e uscì dall'appartamento,
suonò ai vicini e chiese “loro, dove sono?”
e inalava aglio e caffè e ammazzacaffè.

Medea non attese, li prese per mano,
vedessero tutto, vedessero pure
e mentre uno piangeva e l'altra chiamava
tutti inalavano angoscia e terrore.

Medea disse loro “è andato, se n'è andato,
l'amore mio non gli bastava
e se n'è tornato tra la sua gente”
e inalò fragranze di terre lontane.

Di terre lontane.

© 2014 G.M. Schmitt